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Curare la Depressione PDF Stampa E-mail
La depressione non si prende come un’influenza, anche se il comportamento delle persone vicino a noi può sicuramente influenzarla.

La depressione è una “brutta bestia” e ne soffrono troppe persone per far finta che sia come l’AIDS, che se non ti droghi e se stai attento, non può toccarti.

E poi ha qualcosa di strisciante, come un serpentello velenoso, di cui corri il rischio di non accorgerti, fino a che non ti ha morso. Basterebbe non andare nella giungla dove quel serpente vive, peccato che in quella giungla noi ci viviamo ogni giorno: la vita moderna.

Non sono un medico, quindi non prendete questo articolo come un foglio di istruzioni o una ricetta per curare la depressione, ma leggerlo spero possa aiutare chi ne soffre (e ance chi non ce l’ha o crede di non averla) almeno a capire che sta succedendo, in termini semplici, quasi una lettera ad un amico.

Caro amico depresso ti scrivo così mi rilasso un po’ ….diceva (senza la parola depresso) quella bella canzone di Dalla. E io non canto, ma ti scrivo lo stesso.

Non starò a dirti che basta un po’ di sana e forte buona volontà e tutto passa, primo perché non credo che la buona volontà basti, e poi perché quando si è depressi la buona volontà è sotto i piedi e servirebbe a ben poco.

Non lo so se sai cosa è probabilmente successo dentro la tua mente e il tuo corpo per farti sentire depresso. Tutto è partito un giorno, magari non troppo diverso dagli altri, nel quale probabilmente ti sarai ripetuto che ti sentivi proprio stressato. Magari dopo qualche tempo ti saranno capitati degli attacchi d’ansia o di panico, ma come molte persone avrai portato la mano al cuore, ti sarai asciugato il sudore freddo e avrai pensato <mica mi starà venendo un infarto?>

E poi è cominciata la parte più triste, quella in cui ti sei sentito giù, senza forze. Hai forse cercato di reagire, ma ti sei ritrovato a piangere senza una causa apparente. E poi il sonno, quella voglia di dormire per non pensare. E probabilmente la tua autostima si è rintanata dove non sai più trovarla, e anche le cose più banali ti sembrano difficili da affrontare. Poi ti arrabbi anche, perché ti rendi conto che mica eri così prima. Diventi ipercritico nei tuoi stessi confronti, hai deluso te stesso. O forse è la vita e il tuo destino, che ad un certo punto sono diventati come pozzi neri senza fondo e senza una torcia per fare un po’ di luce.

Beh se può aiutarti so come ci si sente e forse ti sembrerà stupido che adesso io ti racconti la storia dell’amigdala, ma siediti comodo per favore, e stammi a sentire.

Vedi la tua amigdala fa parte del tuo cervello inconscio ed ha un compito preziosissimo per la tua vita: ti avvisa ogni volta che c’è qualcosa di strano, di diverso dal solito, o, ancora più importante (e ricordatelo bene) se ti sta succedendo qualcosa che non va d’accordo con quello che tu credi veramente dentro di te.

Ti faccio un esempio, e poi mi dirai tu se pensi che questo sistema d’allarme sia utile oppure no. Perché credi che quando tocchi qualcosa che scotta, la tua mano si allontani velocemente? Perché dentro la tua mente scatta un sistema che ha come unico obiettivo quello di farti star bene, di farti sopravvivere. E con una mano bruciata non si sta molto bene vero? Quindi sarai d’accordo con me che il sistema è utile.

Lo so che ti stai chiedendo cosa c’entri tutto questo con la tua depressione. Beh c’entra. Questo sistema di difesa di te stesso è molto complesso, e non starò adesso a dirti come funziona da un punto di vista molecolare, ma una cosa importante che devi sapere è che questo sistema si è evoluto per affrontare le mille difficoltà e i mille rischi che ti capitano nella vita di tutti i giorni ed è lì, 24 ore al giorno, che controlla, che reagisce e che ti avvisa, in modo che tu possa non solo continuare ad essere vivo ma, possibilmente, anche felice.

Ora, se tu dovessi fare una lista di tutte le cose pericolose dalle quali vorresti essere difeso o, perlomeno, avvisato in modo da poter prendere le decisioni giuste per sopravvivere ed essere felice, che cosa scriveresti?

Dai facciamo il caso che tu possa fare davvero questa lista e crearti una specie di “sistema di sicurezza” che interviene in modo veloce ed automatico. Incomincia a scrivere.

Immagino che ci metteresti tutte le cose più chiaramente pericolose, come appunto evitare di bruciare, di morire di sete o di fame (non scherzarci sopra, se non ci fosse questo sistema che controlla il livello di cibo e di acqua e ti mandasse il segnale di fame e di sete, tu non ti sogneresti nemmeno di mangiare e bere e finiresti male!) e un sacco di altre cose. Poi penso che anche tu ti troveresti ad affrontare bisogni ed esigenze più complesse, perché siamo esseri umani e non ci basta sopravvivere, vogliamo vivere ed essere felici. Quindi questo sistema dovrebbe anche prevedere di tenere sotto controllo il tuo benessere mentale, oltre che quello fisico. E qui forse cominciano le prime difficoltà. Perché se la stessa regola per non morire di sete vale sia per te che per una formica, il benessere mentale, la felicità, sono un po’ più complesse da definire, amico mio.

E come fa la tua amigdala a sapere cosa deve evitare o per cosa deve attivarsi o cosa deve comunicarti, in questo settore? Da dove prende i punti di riferimento per stabilire se sei felice e quindi è tutto sotto controllo o se invece non lo sei e quindi lei si deve attivare?

I punti di riferimento li prende dai tuoi credo inconsci, quei valori che hai dentro di te (e a volte nemmeno te ne rendi conto) e che si sono formati durante la tua vita. Queste Credenze possono essere giuste o sbagliate, non è cosa semplice deciderlo, e l’unica persona che lo può fare sei tu!

E se ne trovi una sbagliata, fortunatamente la puoi cambiare!

Vuoi una prova che va proprio così?

Diamo per scontato che tu CREDA che rubare è qualcosa di brutto, che non si fa. E poniamo il caso che tu invece decida di infilarti in tasca quella barretta di cioccolato quando sei in quel negozio. Immediatamente ti sentirai il cuore che batte forte e una certa agitazione. Certo c’è anche il tuo conscio, che ti sta mettendo di fronte ai rischi di essere preso e alle spiacevoli conseguenze. Ma prima che il tuo conscio, che ancora sta a pensare in modo complesso a tutte le possibili conseguenze di questo gesto, possa provocare una reazione fisica come quella che stai provando, ci ha pensato l’inconscio! Quel batticuore e quell’ansia le ha scatenate il tuo inconscio, dove c’è il credo che rubare è brutto e dove tu ti stai comportando in modo non congruo con quel credo.

È più chiaro adesso?

E ancora, cosa c’entra con la depressione? Beh, se nel tuo inconscio ci stanno dei credo profondi e tu ti stai comportando in modo incongruo con questi credo, la tua amigdala prima ti avvisa (stress) poi ti avvisa ancora più forte (ansia) e poi, purtroppo, finisce tutti i messaggeri che ha, non può più avvisarti, e il passaggio alla depressione, a quel punto, è molto facile.

Ecco perché, caro amico depresso, ti consiglio di fare un passo indietro, di cercare di capire quali credo profondi hai deluso e per così tanto tempo che dallo stress sei passato alla depressione.

Potrebbe essere che dentro di te c’è un credo importante nel quale si dice che la tua famiglia viene prima di tutto il resto. E magari tu, come tante persone, ti sei fatto prendere dagli impegni di lavoro e non sei più riuscito a trovare il tempo per i tuoi figli. La prima cosa che avrai tentato di fare è cercare di fare entrambe le cose, ma il tempo è quello che è. Quindi ti sarai fatto trasportare un po’ dagli eventi, il lavoro si sa, è importante. E quel primo tradimento al tuo credo ti avrà fatto sentire stressato. Quello stress non è la fatica del lavoro, ma il tuo inconscio che comincia ad avvisarti che non stai seguendo i tuoi credo. Poi magari la cosa è peggiorata e si è trasformata in ansia. L’ansia non è altro che la tua amigdala che continua a mandare segnali, e te li grida più forte, visto che i primi non li hai sentiti!

E poi, se nemmeno a quel punto hai preso in mano la situazione e hai trovato un giusto compromesso per continuare a lavorare, ma trovando anche il tempo per rispettare il tuo credo sulla famiglia, ecco che l’amigdala ha consumato tutte le sue risorse ed altre funzioni vengono attivate, e ti possono portare alla depressione.

Questo è solo un esempio. Vale anche il contrario: magari una donna che ha un credo sulle sue capacità di realizzarsi nel mondo del lavoro e ha rinunciato a tutto per essere una madre. Succederebbe lo stesso. Perché, ancora una volta, non ci sono credo giusti o sbagliati in assoluto, sei tu che devi decidere quelli che funzionano meglio per la tua felicità.

Senza questa presa di coscienza continueremo a farci vivere la vita addosso e lo stress, l’ansia e la depressione ci capiteranno. Ma non sarà colpa del destino. Il nostro destino lo decidiamo noi!