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Suggerimenti naturali, ecologici e divertenti per capirla, curarla e farla star meglio. Perché se è vero che ….
Autostima, sembra essere il punto di partenza, la pietra miliare di molte cose importanti che riusciamo o non riusciamo a fare. .....
Autostima, se è troppa rischiamo di apparire e, ancora peggio, essere arroganti. Autostima, se è poca corriamo il pericolo di non raggiungere i traguardi che vogliamo, che sono importanti per noi, che ci meritiamo. Autostima, non è qualcosa di facilmente misurabile, può cambiare forma e dimensioni, come fanno gli elementi gassosi, sotto la pressione esterna. Autostima, razionalmente sappiamo che dipende da noi, inconsciamente sembra essere sottoposta alle intemperie di tutto quello che ci circonda. Autostima, nasce e si forma nei primi anni di vita, quando ancora noi nemmeno sappiamo cosa è. Autostima, ci accorgiamo di quanto è importante solo quando c’è già, quando servono o dei cerotti, o qualche buon consiglio per migliorarla. Autostima, se ne parla tanto, se ne scrive molto, si organizzano corsi e seminari. Vogliamo fare qualcosa insieme? Ma qualcosa di diverso dal solito! PerMigliorare vuole proporre degli appuntamenti settimanali per capirla un po’ di più, in modo alternativo, divertente, semplice ed intuitivo. Ma come si fa a capire meglio l’autostima? Proviamo a chiederglielo. Si, si avete capito bene, chi meglio dell’autostima stessa può darci delle risposte, aiutarci a capire chi è veramente, al di là di tutto quello che è stato detto, scritto, sussurrato, piazzato in prima pagina … E lei/lui ha accettato! L'Autostima svelerà i suoi segreti in esclusiva a PerMigliorare. Vedete, a volte basta proprio chiedere.
Se pensi che questa iniziativa sia interessante, invita le persone a cui tieni a partecipare. Come? Utilizza l'icona vicino al titolo per mandargli, via e-mail, il link a questa pagina.
GOSSIP VERITA’. L’Autostima ha deciso di parlare! Dal nostro corrispondente a Beverly Hills. CA. Non pensavo che ce l’avrei fatta. Ma la mia idea era intrigante e se solo fossi riuscita ad incontrarla ….
a farle capire che non ero interessata a piazzare in prima pagina il suo ultimo flirt, o a catturare la sua immagine mentre si rilassa al mare senza costume, a costruire una fantastoria su una sua mezza frase. Volevo capire la persona, quella vera, quella che sta nascosta dietro le varie maschere, quella dietro al sorriso sfoggiato a Beverly Hills, quella dietro alla mai risolta questione se sia un uomo che a volte recita nei panni di una donna come il grande Dustin Hoffman in Tootsie, o se sia una donna che a volte fa il contrario come Julie Andrews in Victor Victoria. Non so se siano stata le mille lettere e le telefonate o la mia determinazione nel non arrendermi di fronte al silenzio o alle porte in faccia. Sta di fatto che ieri mi ha contattato un suo stretto collaboratore, Mr Self Estime e mi ha annunciato che Autostima aveva deciso di incontrarmi. Ed eccomi qui oggi, in questo elegante ma discreto bar in Hollywood Boulevard. Sono un po’ nervosa, lo ammetto. Sono arrivata con un’ora di anticipo e i minuti scorrono lenti intanto che bevo la mia coke. Sto riflettendo e rivedendo nella mente la lunga lista delle domande che vorrei farle, che non so se le farò, e alle quali, soprattutto, non so se lei risponderà. Eccola, in orario perfetto, entra con discrezione, nascosta dietro un elegante panama che le copre parte del viso e gli abituali occhiali scuri. Il tailleur è di taglio maschile, ma molto femminile, non so se rendo l’idea. Arrivata accanto al tavolino mi sorride, in modo aperto e franco. Mi stringe la mano e si siede. Sospira, come una che avesse preso una difficile decisione ma, una volta presa, si ritrovi più rilassata, quasi contenta. Non ho bisogno di fare domande. Incomincia subito lei, con quella voce un po’ bassa che tutti conoscono….
Autostima: La prima intervista. Dal nostro corrispondente a Beverly Hills. CA. I raggi del sole che sta tramontando attraversano la vetrata del bar, donando all’ambiente quella atmosfera un po’ magica che ha il tempo quando sembra fermarsi, perdere il suo ritmo forsennato per concedere a noi miseri mortali di godere il momento, senza pensare a quello che succederà dopo. E questo è un momento magico. Per la prima volta e in esclusiva per PerMigliorare, Autostima ha cominciato il suo racconto. ….. “quella che sono oggi, ha sicuramente a che vedere con quello che mi è successo ieri, e la settimana scorsa e l’anno scorso. Ma sono anche certa che quello che mi è successo negli ultimi anni non sarebbe, appunto, successo se la mia infanzia fosse stata diversa. Quindi si tolga dalla testa che io sia qui per confidarle il mio ultimo flirt o dove vivo ora o cosa penso dell’ultimo premio Oscar. Se davvero le interessa, quello che voglio fare è raccontarle la mia vita, una specie di biografia dietro le quinte.” Io non ci posso credere! E’ proprio quello che volevo. Questo è il vero scoop! Non oso interromperla e semplicemente annuisco mentre lei continua. “Lei lo sa che il futuro di una persona non è scritto nelle stelle vero? Ma se proprio vogliamo vederci un destino, quello è molto più vicino a noi di quanto lo siano pianeti e costellazioni. Ma proprio molto più vicino. Esattamente in quel lettino o in quella culla dove tutti ci siamo ritrovati appena nati. E’ in quei silenzi e nei rumori sconosciuti, nelle ombre che prima di poterle vedere con gli occhi, sappiamo riconoscere col naso. E’ nei nostri primi passi, nelle prime parole che farfugliamo, nell’atteggiamento delle persone che ci stanno intorno. Io sono nata in una casa solare, ecco, non c’è un modo migliore per definirla. Genitori affettuosissimi e dolci che non mi hanno mai fatto mancare ne’ un complimento, ne’ un rimprovero. Ma fatti nel momento e nel modo giusto. Ecco perché ogni volta che ottengo una vittoria la dedico a loro, perché gran parte di quello che sono diventata e che diventerò lo devo a loro, anche se mio padre è molto vecchio ormai e mia madre, beh mia madre non c’è più da tanti anni.” Fa una pausa e sembra persa nei ricordi. Poi ricomincia e mi prende alla sprovvista, facendo un salto nel tempo, facendomi una domanda su qualcosa che è successo la settimana scorsa, un fatto che non pensavo nemmeno lontanamente di toccare, sapendo quanto tiene alla sua privacy. “Lei avrà letto, di sicuro, che qualche giorno fa sono andata a trovare un detenuto, nella prigione di Lancaster. Lo sa vero? Non penserà anche lei, come tutti quegli stupidi giornalisti, che l’abbia fatto per fare pubblicità al mio nuovo film, quello sulla fuga da una ipotetica prigione del futuro? Ho cercato di non farlo sapere, ma la stampa ha mille occhi quando vuole vedere, e poi ti diventa cieca …ma lasciamo perdere, non voglio fare polemica. Le voglio raccontare invece una storia vera, dolorosa, molto dolorosa. La persona che sono andata a trovare in prigione è stato il mio migliore amico, quando ero piccola. Ma amico amico. Di quelli con cui si dividono le prime corse in bicicletta e le merende al cioccolato. Pensi che siamo nati esattamente lo stesso giorno, a qualche ora di distanza. Lei crede che qualche ora abbia fatto la differenza astrale fra la mia storia di successo e di felicità e la sua storia di tristezza e disperazione? Glielo dico io cosa ha fatto la differenza: quello che abbiamo vissuto nei nostri primi anni di vita, parte tutto da lì. Non voglio dire che non si possa cambiare, da adulti, ma quello che ti succede in quei primi anni è così importante, così fondamentale, così inciso a fuoco dentro di te, nel bene e nel male. E’ incredibile, siamo tutti capaci di collegare un certo comportamento con quello che ci è successo quando eravamo al College, ma cosa è successo quando avevamo 9 mesi? E un anno e tre anni? Non parlo solo di me o di questo mio caro amico, parliamo di lei, per esempio, o di tutte le persone che leggeranno questo articolo. Vi ricordate cosa è successo nei vostri primi mesi di vita? Non facile eh? Ma basta guardarsi intorno e vedere quello che facciamo con i nostri figli o quello che fa il nostro vicino di casa con i suoi. Piccoli fagottini che arrivano a casa per la prima volta, attesi spesso con tanto amore, e che dal primo giorno ti scombussolano la vita. Le notti in bianco, gli orari sottosopra, le rinunce a quella che era la nostra vita, prima. Ma anche la gioia di una nuova creatura che ci riempie di gioia e di orgoglio. E durante il primo anno di vita ci si impegnano tutti, genitori, nonni, zii, amici di famiglia. Tutti lì, sempre, o quasi sempre, pronti ad offrire un esempio positivo, costruttivo, per quel piccolo essere che deve imparare tutto. E come lo impara? Copiando. Gli adulti camminano e ci prova anche lui. Gli adulti parlano e lui comincia a balbettare frasi senza senso, ma che vengono salutate con gli stessi complimenti che riceverebbe se avesse vinto un premio Nobel. Ed è giusto. Così si fa. Ha presente che meravigliosa lezione di vita costruttiva quando un bambino riesce finalmente a dire la sua prima parola e sente l’approvazione entusiasta dei genitori? Ecco dove si crea il primo fondamentale credo: io mi sforzo per imitare gli adulti, cerco di far uscire un suono dalla mia boccuccia e loro sono felici, sorridono e mi abbracciano. Quindi vale la pena di sforzarsi a fare le cose se poi sono tutti contenti. Proviamo a vedere che succede se tento di camminare. Wow! Che bello, tutti mi incitano—dai che ce la fai, dai riprova, dai che sei bravissimo—per forza riesco a rialzarmi quando cado. Mica nessuno mi sgrida se cado, nessuno mi dice—ecco, sei il solito stupido, non riuscirai mai a camminare—se non ce la faccio al primo tentativo. E poi che succede? Me lo dica lei, è una giornalista, dovrebbe sapere un sacco di cose più di me!” Mi ha preso un po’ alla sprovvista, la sto seguendo con attenzione, anche se non capisco bene perché si stia scaldando così tanto, forse ha a che vedere con la storia dell’amico in prigione, non so. Ma la sua domanda era più retorica che altro, perché continua subito: “Glielo dico io che succede! Che siamo tutti così di corsa, che la mamma ha dovuto tornare a lavorare, che il papà si ritrova a non essere più al primo posto nelle priorità della sua donna, e che il simpatico frugoletto ora comincia ad andarsene in giro per casa, rovesciando i soprammobili e urlando con soddisfazione le nuove parole che ha imparato. Che il nuovo giocattolo, e mi perdoni la durezza, non si può mettere in soffitta! E richiede sempre più attenzioni. Con questo non voglio accusare nessuno, si dice che così è la vita, ma poi non venite a chiedermi da dove cominciano i problemi per l’essere umano! Ma se lo immagina lei questo bel bambino, che per un anno è stato al centro di mille attenzioni, di insegnamenti, di complimenti entusiastici per ogni piccolo passo e che ora si ritrova a fare, e meglio, le stesse cose per le quali veniva premiato e riceve invece una serie di urli e sgridate—cosa stai facendo? Ma sei matto? Stai zitto! Stai fermo lì e non muoverti! Sei proprio cattivo—cosa diavolo dovrebbe pensare sto povero piccolo?” In effetti non ci avevo mai pensato, ma ora che Autostima mi ci fa riflettere, è proprio vero. Che scompensi mentali creiamo noi adulti, ai bambini? Non sarà che proprio da quei momenti, quando si passa da adorabili pargoli a terribili uragani, nasce in noi quella incoerenza e quella insicurezza che ci portiamo poi dietro per il resto della nostra vita? Ma allora, visto che quando siamo piccoli non abbiamo nessuna capacità ne’ di capire, ne’ di gestire quello che ci succede intorno, questo vuol dire che siamo irrimediabilmente condannati o salvati a seconda di come si sono comportati con noi gli adulti che avevamo vicino? Non può essere così in senso assoluto, altrimenti non potrebbero esistere le storie di persone che sono nate e cresciute in ambienti terribili e poi hanno fatto cose sublimi nella loro vita. Così come non si spiegherebbe come bimbi cresciuti in famiglie attente e premurose, siano poi diventati adulti insicuri o disturbati. Autostima sembra leggere nel mio pensiero perché aggiunge: “Ma non eravamo solo io e Tom, da piccoli, amici per la pelle, c’era anche David, e la sua famiglia era forse peggio di quella di Tom. Ed ora David è una persona splendida, di successo e con una sua famiglia meravigliosa. Ma si è fatto tardi, che ne dice se ci rivediamo qui, alla stessa ora, fra, diciamo, una settimana?
Autostima: la seconda intervista Dal nostro corrispondente a Beverly Hills. CA. Ci ritroviamo allo stesso tavolino e la mia curiosità è palpabile. Che segreti mi svelerà oggi Autostima? Lentamente, come quando si fa un po’ fatica a ricordare o come quando i ricordi fanno ancora male, Autostima comincia il suo racconto. “David e Tom, non ricordo bene come e quando successe, ma ho delle immagini chiarissime di noi tre che correvamo insieme verso il nostro rifugio segreto, nel parco, dietro alla chiesa. Loro erano più veloci di me, ma mi aspettavano sempre, forse perché io ero quella che portava le merende per tutti. Stranamente non era la mia famiglia quella contraria alla nostra amicizia, come le ho già detto, la mia famiglia è sempre stata una famiglia meravigliosa. Ricordo ancora mia madre che mi preparava la merenda in tripla dose. Lo sapeva che mi incontravo ogni pomeriggio, dopo i compiti, con David e Tom, e sapeva anche, perché io le raccontavo tutto, che loro non erano come noi. Vede, sia David che Tom provenivano diciamo dalla parte povera della nostra cittadina, poche centinaia di metri, ma abbastanza per fare una differenza che non era solo economica.” Autostima si ferma, fa un sospiro e riprende con un tono più sommesso. “Se fosse stata solo la differenza economica, ma la povertà è qualcosa che fa più male alla coscienza che al portafoglio. La povertà, in un paese occidentale dove tutto è a disposizione di tutti, basta pagare, se glielo permetti, ti rovina dentro. Con la sua ignoranza, la sua invidia, le sue gelosie. Infatti erano proprio le famiglie di David e di Tom che non vedevano di buon occhio la nostra amicizia. Chissà, forse pensavano che l’indipendenza economica della mia famiglia fosse un virus pericoloso o forse era più comunemente la paura del diverso.” “Ecco, vede” dice Autostima alzando la testa e tornando a sorridere “la mia famiglia mi ha insegnato ad apprezzare e a rispettare le differenze. Ricordo mio padre che mi spiegava la grande depressione del ’29 e di come suo padre, mio nonno, fosse riuscito a trasformarsi da giovane uomo disoccupato in fila per il sussidio a imprenditore, in pochi anni e grazie alla sua curiosità e al suo amore per le cose nuove, diverse appunto. Grazie ad un libro che molti considerarono allora visionario e quasi fantascientifico, e che invece ha attraversato indenne decenni di storia tanto da essere considerato ancora oggi una pietra miliare della filosofia del successo, Napoleon Hill, Think and grow rich, ha presente vero?” Io annuisco, l’ho letto infatti e l’attualità dei suoi messaggi mi ha colpito molto. Alla fine è un libro stampato nel 1937! “Ecco” continua Autostima “grazie a quel libro non solo mio nonno riuscì ad avere successo economicamente, ma crebbe anche la sua formazione personale che trasmise a mio padre e che mio padre riuscì a trasmettere a me. E ricordo ancora quelle volte che riuscivo a convincere David e Tom a venire a casa mia, invece che rifugiarci nel nostro posto segreto. Allora non capivo, ma la loro reticenza non era tanto dovuta alla vergogna di ritrovarsi, vestiti alla meno peggio, nella casa dei ricchi. Avevano paura di essere scoperti e non certo da mio padre ma dai loro genitori. Mio padre, uomo meraviglioso, era lui che mi chiedeva di invitarli. Ed ogni volta era come in un sogno, io mi sentivo una principessa ed ero felice per i miei amici che sembravano entrare in una favola. Tutte le volte, passati i primi momenti di normale imbarazzo, me li rivedo ancora, lì seduti sul dondolo del patio mentre sorseggiano la limonata fredda che mia madre ci preparava ascoltando rapiti i racconti di mio padre. Per me erano cose normali, ricordo che ogni sera mia padre mi dedicava qualche momento per ascoltare i miei racconti della giornata e per fare quello che lui chiamava—il punto della situazione—lo facevamo ogni sera. E forse solo ora mi rendo veramente conto di quanto quei momenti hanno rappresentato per la mia crescita personale. David e Tom non avevano certo dei momenti simili a casa loro, ma io quello allora non lo sapevo.” Si ferma e sembra che un’ombra buia scenda sul suo viso. Restiamo in silenzio per qualche minuto e poi Autostima riprende, con voce molto bassa “Lei ha idea di cosa succedeva invece a casa dei miei amici? Lei ha idea di cosa voglia dire avere paura di rientrare a casa perché magari tuo padre è sbronzo e ha voglia di menare le mani o tuo fratello ha bisogno di una mano per smerciare un po’ di roba e tu hai solo 11 anni?” “Ecco, quello aspettava i miei cari amici a casa. E io non lo sapevo, non potevo nemmeno immaginarlo, ma lo avrei scoperto presto ed in modo scioccante.” Credo che il ricordo sia ancora doloroso, perché Autostima si alza e mi dice che ha bisogno di fare due passi da sola, di rimettere insieme le idee. Che dobbiamo finire qui per oggi, ma di prepararmi, perché la prossima intervista sarà molto interessante.
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