Cara Pat, ho trovato il tuo sito molto interessante e sto leggendo, prendo spunti. Io sono una che si accontenta, ambizione zero. Amo la vita, sono un’ottimista per eccesso e purtroppo non ho mai mirato in alto. So che sono una bella persona, semplice, allegra e solare. Al lavoro mi vogliono bene, i bambini mi fanno le fusa e gli uomini ….qui c’è un po’ di disastro.
………………. La fatina azzurra
Ciao fatina, ben arrivata. Ottimista, ambizione zero, fatina azzurra ...mhhh mi sa che dovresti fare un pochino di ordine. Dai, non si è mai vista una fatina senza ambizione. Senza ambizione non saremmo nemmeno capaci di camminare. Io credo che tante persone abbiano un bel preconcetto grosso come una montagna nei confronti dell’ambizione. Scommetto che se chiedo a 100 persone di dirmi che emozione istintiva gli crea la parola ambizione, la maggioranza mi risponderebbe “negativa”. Eccoci qui di fronte all’ennesimo condizionamento negativo. Ambizione = sete di emergere a qualunque costo = brutto! Questo è quello che siamo condizionati a pensare vero? Ma ambizione cos’è? Ambizione, ambire, cioè desiderare qualcosa con forte emozione. Se un bambino non avesse la sana ambizione di camminare come i “grandi” di certo non si applicherebbe con tutta le sue capacità, gattonando, cadendo e ricominciando, attaccandosi al bordo del divano, cadendo ancora e poi ricominciando.
Ed in quel momento tutti i “grandi” gli sono intorno e lo motivano, lo aiutano, lo supportano nella sua “ambizione di camminare”. Allora quand’è che la parola ambizione diventa brutta?
Forse se l’ambizione ci porta a raggiungere risultati nella media, avere un lavoro, un compagno, dei figli, è una ambizione positiva. Se invece volessimo di più? Magari un lavoro che ci dia più soddisfazioni o una famiglia più serena o una miglior indipendenza economica o un miglior rapporto con i figli; allora forse, siccome è una ambizione “fuori dalla media” assume una valenza negativa, diventa un voler troppo, un non sapersi accontentare, forse un uscire dal “branco” che potrebbe suscitare invidia, che potrebbe farci sentire diversi. Bella questione eh? Che ne dici se la approfondiamo in uno dei prossimi articoli in Cibo per la Mente? Perché qui ho ancora due cose da dirti e riguardano l’accontentarsi e l’ottimismo. Io non credo nell’accontentarsi generico. E accontentarsi di cosa poi, dove lo mettiamo il limite dell’accontentarsi?
Cosa faccio? Mi accontento di un kilo di serenità, 200 grammi di felicità e mezz’etto di passione al giorno? Molti ti direbbero: “Ma che vuoi di più? Accontentati, hai un buon lavoro, i bambini ti adorano, e vedrai che prima o poi anche l’amore si sistema”. Ma io non sono molti e credo fermamente che sia nostro diritto (ma anche dovere) aspirare al massimo nella nostra vita. E poi guarda, per me non esiste il "troppo" ottimismo. Sarebbe come dire "troppa" pace, "troppa" serenità,
"troppa" felicità ..ci sono cose che non sono mai troppo non ti pare? E anche qui ci sarebbe da dire molto. Intanto ti ringrazio perché la tua e-mail mi ha ispirato almeno 2 o 3 articoli che presto potrai leggere in Cibo per la Mente. E poi ti abbraccio e ti porto un caffè, intanto goditi il tramonto sul mare. Pat |