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Foto color seppia PDF Stampa E-mail
A me le seppie non piacciono, ma fa molto fine definire una vecchia fotografia "color seppia".
Sto divagando.
Forse perché quello che voglio dire fa ancora un po' male dentro ....

Ieri stavo facendo un po' di ordine. Odio fare le pulizie, ma ci sono dei momenti in cui odio di più il passare 2 ore a cercare una cosa senza trovarla, nemmeno dopo aver rovesciato tutti i vari cassetti e cassettini.
Ci sono dei momenti nella vita nei quali è necessario prendere delle decisioni immediate.
Come quando, appunto, devi andare a dormire e il tuo letto è ricoperto dal casino che prima era nei cassetti!
 
Stavo facendo ordine, aprendo quaderni con romanzi mai finiti, sfogliando appunti di momenti dimenticati, trovando biglietti aerei di viaggi sepolti nella memoria …. E poi una fotografia.
 
Sullo sfondo la chiesa di Zadar, quella che nei reportage della guerra appare con la facciata spaccata dai proiettili. Allora era bella e orgogliosa dei suoi secoli di vita, a guardare gente diversa, persone che passano e scompaiono nel tempo e lei sempre lì. Davanti la piazza bianca, col marmo delle colonne che splende nel sole. Dietro il cielo blu di un’estate piena e il profumo della lavanda che esce dai negozietti abbarbicati intorno.
 
E in mezzo alla piazza una coppia che sorride, più alla vita, che allo sconosciuto che ha accettato di scattare la fotografia.
 
La coppia è felice, è la loro prima vacanza insieme dopo il fatidico si.
Hanno risparmiato perché si sono anche comprati la casa da ristrutturare e le spese sembra che si autoriproducano da sole: non appena ne hai pagata una, ne spuntano due nuove. Ma che importa, loro si amano, hanno una vita davanti e nessun problema sembra grande abbastanza da non poter essere superato solo per il fatto che lo affronteranno insieme.
 
Certo lo sanno che non sono tutte rose e fiori, che i momenti difficili, le sfide della vita, le carognate del destino, arriveranno anche per loro. Ma quel giorno, nella piazza assolata, niente e nessuno sembra poterli fermare.
 
Quella piazza ha poi visto la guerra, quella della vecchia Jugoslavia. E la guerra non ha poi tante angolazioni da cui guardarla. E’ sbagliata e basta.
 
Quella coppia ha incontrato un’altra guerra, meno pubblica, con meno morti e meno sangue. Ma la guerra è sempre sbagliata e basta.
 
Non si dovrebbe mai permettere ad un popolo o ad una persona di arrivare alla guerra, ma se non ci stai attento, se affronti le difficoltà con superficialità o non le affronti affatto, potresti trovarti un giorno a non avere ponti dietro alle spalle da ripercorrere. Potresti trovarti con una dichiarazione di guerra fra le mani e i mi dispiace e i se potessi tornare indietro, non bastano più.
 
Abbiamo un potere enorme, grandioso, sublime. Quello di comunicare. Che non è parlare senza pensare prima. Che non è fingere di ascoltare.
 
Comunicare, con la forza del desiderio di condividere.

Ma ci sono dei giorni in cui arrivi stanco dal lavoro e l’unica cosa che hai voglia di fare è sdraiarti sul divano e accendere la TV.
Ci sono dei giorni in cui ti porti addosso tutta la frustrazione dei mille no a cui non hai saputo reagire e non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello di metterti a discutere, almeno a casa tua!
Ci sono dei giorni nei quali la rabbia di un lavoro che non ti soddisfa quasi ti soffoca dentro e l’unica valvola di sfogo è tuo marito o tua moglie o i tuoi figli.
 
E questi giorni si infilano, uno dietro l’altro, come a formare una catena.
 
Poi c’è un giorno in cui scopri che l’amore è scomparso, come una duna dopo una tempesta di sabbia. Speri solo che si sia spostato, che sia ancora lì, da qualche parte. Invece se n’è andato.
 
Perché il matrimonio non è un’arma invincibile, lo scudo si è disintegrato e chi l’ha permesso sei stato proprio tu.
Tu e la tua sottile pigrizia nel non affrontare i problemi pensando che ci sarà tempo domani.
Tu e l’ignoranza che ti porti dietro. Perché tutti hanno dato una mano nel preparare il grande giorno, gli inviti, la chiesa, il ristorante, i regali, il vestito. Ma nessuno ti ha detto che quello non era un punto di arrivo, ma la partenza di un lungo viaggio che avrebbe avuto bisogno di un buon motore da tenere sotto attenta manutenzione, ogni singolo giorno.
 
Tu e la tua brava agenda, dove c’è sempre spazio per le cose urgenti che bruciano le ore per le cose importanti.
 
Eppure c’è gente felice, c’è gente che si ama anche dopo trent’anni. E se gli chiedi se è davvero così difficile la risposta è quasi sempre no.
 
Allora ti rendi conto che, come per ogni cosa nella vita, non ci sono cose difficili o facili. Ci sono solo cose che non hai mai fatto e che ti sembrano difficili, e cose che invece hai affrontato nel modo giusto, passo dopo passo, e che sono diventate facili.
 
Come stare insieme ad un’altra persona, amandone i lati più diversi, gioendo di quelli in comune, ma, soprattutto, impegnandoti a comunicare e a crescere insieme.
 
Forse oggi una delle parole più usate è proprio comunicazione. Ma davvero sappiamo che cosa è? Siamo consapevoli che parte da dentro noi stessi, che comincia col saper comunicare bene con se stessi per poi imparare a comunicare con gli altri?
 
Comunicare è un lavoro. Si deve imparare. All’inizio costa fatica e impegno. Poi ti regala le soddisfazioni migliori della tua vita.

Comunicare non è una scelta, è una esigenza. Non esiste felicità senza comunicazione, come non esiste la vita senza respirare.
 
Lo impari, prima o poi.
Ti auguro solo di impararlo prima di aver bruciato troppi ponti dietro di te.

La coppia della fotografia si credeva invincibile. Ora io so che non ero invincibile e non lo era nemmeno mio marito. E se avessimo imparato a comunicare oggi la foto non sarebbe sbiadita e non finirebbe ancora una volta in fondo al cassetto. 


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