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Ma quante carogne ci sono in giro? PDF Stampa E-mail
Da Pat “l’altra sera ero al Caffè di Pat e passavo vicino a un tavolo con un gruppo di ragazzi giovani. C’era un tramonto stupendo sul mare calmo, i ragazzi lo stavano guardando, ma nessuno di loro lo vedeva veramente. Erano tutti presi a raccontarsi storie tristi, di amori finiti.

Finiti senza una parola, con una lettera strana, con un messaggio sul telefonino.
Passando accanto a loro, mi ha colpito un commento di una ragazza “lo so che tutti soffriamo, ma io non sento tanto il dolore quanto una stanchezza e una apatia …”
Non ho potuto che sedermi con loro e ascoltarli. Tutti avevano una storia da dire, qualcuno era arrabbiato, ma molti, purtroppo, avevano trasformato il dolore in apatia.”
 
Ragazzi, con tutto il bene che vi voglio, facciamo qualcosa!
Ho proposto una bella nuotata al tramonto, ma nessuno ne sembrava entusiasta.
Allora ho proposto due alternative: o ci armiamo di una mitragliatrice e andiamo a far fuori (metaforicamente ovvio!) tutte quelle carognette che ci hanno fatto soffrire o ..
 
Ci rendiamo conto della prospettiva.
 
Perché credo che ciascuno di noi si sia trovato anche dall’altra parte, dalla parte di chi lascia, di chi se ne va ed è l’altro con il cuore infranto. Questo è naturale, fa parte del bellissimo gioco dell’amore.
 
Una delusione d’amore è solo un’altra esperienza in più e se la guardiamo con la prospettiva giusta, un’esperienza positiva, che ci insegna a conoscerci dentro, a capire cosa possiamo migliorare nella nostra comunicazione e nel nostro essere, per affrontare la prossima storia più preparati, più consci, più maturi.
 
Lo so, lo so che adesso sembra che il mondo sia finito, che niente valga più la pena di essere vissuto, ma proviamo a vedere in prospettiva!
Andiamo, non è che se la prima storia d’amore va male divento gay; o se sono gay divento etero, vero o no?
 
Facciamo un esercizio: ognuno di noi si siede sulla poltroncina e guarda la sua storia come se fosse in sala montaggio. Si avete capito bene: la vostra storia non è che una scena del vostro film. Un film lungo e interessante, che parte dalla nascita e va avanti. Allora, torniamo alla scena: lei incontra lui, scocca la scintilla, amore amore, momenti felici, poi il giorno dell’abbandono …lui la lascia, lei piange e si dispera …
Mi dispiace, il regista non può tagliare la scena, ma la può modificare …allora che ne dite? Facciamo che quando lui la lascia lei sorride e gli tira un bel pomodoro marcio in faccia? Oppure, lui la lascia e andandosene via pesta una cacca di cane e ci scivola sopra e si sporca i pantaloni e la giacca …e poi quanto puzza, lo sentite anche voi? Blah …
Oppure, lui la lascia e lei piange e un ragazzo che passa li vicino le offre un fazzolettino di carta e comincia a parlarle e lei scopre che hanno tanto in comune e poi lui è così carino …
Prospettiva, ecco quello che serve, condita con un po’ di autoironia.
Dove sarete ragazzi fra un anno? Quanto potrà essere importante questa storia dolorosa fra un anno? Lo sappiamo benissimo che fra un anno starete tutti facendo altre cose e questa storia sarà solo un ricordo. Allora che senso ha soffrire adesso? Lo so, lo so, facile a dirsi, ma adesso fa male. Va bene, accettiamo questo dolore. Ma mettiamolo in una scatola con le dimensioni giuste, e lasciamo spazio a tutte quelle cose bellissime che esistevano prima di lei/lui e che esistono ancora.
 
Facciamo così, ognuno di voi deve scrivere sul suo quaderno (ma fatelo eh, che vi controllo!) almeno 10 nuove scene ridicole, scherzose, magari anche un pochino vendicative, e rileggerle, ogni volta che vi verrà voglia di piangere ancora o di pensare che la vita è finita.
La vita è un oceano pieno di mille sorprese, di albe stupende, di tramonti da sogno.
E va bé, vi è capitato di fare un bagno con una medusa urticante, mica per questo non salite a bordo della barca della vostra vita!
Un abbraccio solidale
Pat